22) Fromm. L'uomo e la verit: a) le radici degli errori di Freud;
b) il problema della verit scientifica.
Erich Fromm (1900-1980) svolge qui una analisi critica del
pensiero di S. Freud, individuandone i limiti nell'influenza
esercitata dal materialismo borghese sulla sua concezione della
sessualit come fondamento della vita psichica, e nel carattere
di classe che assumono alcune sue teorie (come quelle sulla
donna e sull'amore) le quali riflettono il suo atteggiamento
patriarcale maschile. Fromm esamina quindi il carattere di
scientificit da attribuire alla teoria di S. Freud e osserva
che l'approccio scientifico, in questo campo relativo alla
personalit,  necessariamente limitato dal fatto che esso deve
basarsi sulla conoscenza della soggettivit delle espressioni
umane.
E. Fromm, Grandezza e limiti del pensiero di Freud, I.
L'uomo pu afferrare la verit solo quando pu regolare la propria
vita sociale in modo umano, dignitoso e razionale, senza timore e
quindi senza cupidigia; per servirci di un'espressione politico-
religiosa: solo nel Tempo Messianico la verit pu essere
ravvisata fin dove sia ravvisabile.


a) Le radici degli errori di Freud.

L'applicazione di questo principio a Freud richiede che per
capirlo si debba tentare di riconoscere quale delle sue scoperte
sia stata effettivamente nuova e creativa, sino a che punto
dovesse esprimerle in maniera distorta, e come, affrancando le
proprie idee da queste pastoie, le sue scoperte diventino tutte
pi feconde.
Rifacendoci a quanto  stato generalmente detto del pensiero di
Freud, sorge la domanda di che cosa fosse davvero inconcepibile
per lui, e quindi che cosa fosse il blocco stradale oltre il
quale non poteva procedere.
Se vogliamo rispondere alla domanda di che cosa fosse
effettivamente impensabile per Freud, possiamo scorgere solo due
costellazioni:
.
1) La teoria del materialismo borghese qual era stata sviluppata
soprattutto in Germania da uomini come Vogt, Moleschott e Bchner.
In Kraft und Stoff (Forza e materia) (1855), quest'ultimo asseriva
di aver scoperto che non c'era forza senza materia, n materia
senza forza, dogma che godeva di vasti consensi all'epoca di
Freud. Il dogma del materialisma borghese era quello dei suoi
insegnanti, soprattutto del pi importante di essi, von Brcke.
Freud fu a lungo profondamente influenzato dal pensiero di questi
e dal materialismo borghese in generale, ragion per cui non era in
grado di concepire che potessero esistere possenti energie
psichiche di cui fossero indimostrabili specifiche radici
fisiologiche. Il reale proposito di Freud era la comprensione
delle passioni umane, che fino ad allora avevano interessato
filosofi, drammaturghi e romanzieri, non per psicologi o
neurologi. Ma come poteva Freud risolvere il problema? In un'epoca
in cui si sapeva relativamente poco dell'influenza degli ormoni
sulla psiche, in realt c'era un unico fenomeno di cui fosse ben
noto il nesso tra psicologia e fisiologia, ed era la sessualit.
Se si potesse considerare la sessualit come radice di tutte le
pulsioni, ecco soddisfatta l'esigenza teorica, e le radici
fisiologiche delle energie psichiche sarebbero scoperte. Pi
tardi, fu Jung a liberarsi da tale legame, e in questo risiede, a
mio parere, un contributo davvero prezioso al pensiero di Freud.
2) Il secondo complesso di pensieri inconcepibili aveva a che fare
con l'atteggiamento borghese e autoritario-patriarcale di Freud.
Una societ nella quale le donne fossero davvero pari agli uomini,
e nella quale questi non dominassero nonostante la loro presunta
superiorit fisiologica e psichica, era del tutto inconcepibile
per Freud, il quale, allorch John Stuart Mill, da lui grandemente
ammirato, espresse le proprie idee sull'eguaglianza femminile, in
una lettera scrisse che sotto questo riguardo Mill 
semplicemente pazzo. L'aggettivo pazzo  tipico per definire
ci che  inconcepibile; gran parte della gente definisce pazze
certe idee poich sensato  solo ci che rientra nello schema
referenziale del pensiero convenzionale, per cui quanto lo
trascende risulta pazzo per l'individuo medio. (Ben diverse sono
tuttavia le cose quando l'autore, o l'artista, ha grande successo:
non  forse questo una conferma di sanit mentale?) Proprio il
fatto che l'idea dell'eguaglianza femminile fosse inconcepibile
per Freud, lo port all'elaborazione della sua psicologia della
donna. Ritengo che la sua convinzione che una met dell'umanit
fosse biologicamente, anatomicamente e psichicamente inferiore
all'altra, sia pressoch l'unica idea del pensiero di Freud a
sembrare priva della minima possibilit di riscatto: 
semplicemente la descrizione di un atteggiamento maschile
chauvinistico.
E' indubbio tuttavia che il carattere borghese del pensiero di
Freud lo si pu rintracciare solo in quest'estrema forma di
patriarcalismo. In realt, pochi sono i pensatori che siano
radicali, nel senso di trascendere la mentalit della loro
classe, e Freud non rientrava nel novero. Le premesse di classe
del suo pensiero improntano di s praticamente tutte le sue
asserzioni teoriche e il suo modo di pensare. Visto per che
radicale non era, come avrebbe potuto essere altrimenti? In
effetti, non ci sarebbe stato niente da ridire, tranne il fatto
che i suoi discepoli, ortodossi e no, ne venivano incoraggiati nel
loro atteggiamento acritico verso la societ. Tale posizione di
Freud spiega anche come mai la sua opera, che era una teoria
critica, cio la critica della consapevolezza umana, abbia
prodotto pochissimi pensatori radicali.
Sarebbe necessario un intero volume solo per analizzare i pi
importanti concetti e teorie di Freud sotto il profilo della loro
origine di classe, cosa che non si pu fare di certo nei limiti di
questo libro. Sicch, per illustrarli ci serviremo solo di pochi
esempi.

a) Il fine terapeutico di Freud era il controllo delle pulsioni
istintuali attraverso il rafforzamento dell'io; esse devono essere
domate dall'io e dal superio. Sotto quest'ultimo rispetto, Freud 
vicino al pensiero teologico medioevale, anche se con l'importante
differenza che nel suo sistema non c' posto n per la grazia n
per l'amore materno che vada oltre il nutrimento del figlio. La
parola chiave  controllo.
Il concetto psicologico corrisponde alla realt sociale.
Esattamente come la maggioranza  socialmente controllata da una
minoranza dominante, cos si suppone che la psiche debba essere
controllata dall'autorit dell'io e del superio. Il pericolo
dell'irruzione dell'inconscio comporta il pericolo di una
rivoluzione sociale. La repressione  un metodo autoritario di
proteggere la situazione interna ed esterna, n v' dubbio che sia
l'unico modo per affrontare i problemi di mutamento sociale. Ma la
minaccia della forza per reprimere ci che  pericoloso 
necessaria solo in un sistema autoritario dove il mantenimento
dello status quo  il fine supremo. Altri modelli di strutture
sociali e individuali possono essere costruiti e sperimentati. In
ultima analisi, il quesito  quanta rinuncia di felicit debba
imporre alla maggioranza la minoranza dominante di una data
societ; la risposta risiede nello sviluppo di forze produttive
della societ stessa, e quindi nel grado di inevitabile
frustrazione dell'individuo. L'intero sistema superio, io, es 
una struttura gerarchica escludente la possibilit che
l'associazione di liberi, a esempio esseri umani non sfruttati,
possa vivere in armonia e senza la necessit di controllare forze
negative.

b) Va da s che la grottesca immagine freudiana delle donne
(confronta S. Freud, 1933 a, Lezione trentatreesimo) come di
esseri essenzialmente narcisistici, incapaci di amore e
sessualmente freddi,  mera propaganda maschile, dovuta al fatto
che la donna della classe media era di regola sessualmente
frigida, poich il carattere di propriet del matrimonio borghese
condizionava le donne alla frigidit. Erano possessi e quindi
dovevano essere inanimate nel matrimonio. Solo alle donne della
classe superiore e alle cortigiane era permesso essere soggetti
sessualmente attivi (o per lo meno fingere di esserlo). N
stupisce che per gli uomini l'esperienza della brama fosse legata
alla conquista; la sopravvalutazione dell'oggetto sessuale, che
stando a Freud  solo dell'uomo (un'altra carenza delle donne!),
, mi sembra, essenzialmente il piacere della caccia e della
possibile conquista. Una volta che questa fosse stata assicurata
dal primo rapporto sessuale, la donna veniva relegata al compito
di far figli e di essere una efficiente massaia, trasformandosi
cos da oggetto di conquista in non-persona. Se molte delle
pazienti di Freud fossero appartenute alle classi alte francesi e
all'aristocrazia inglese, il suo rigido ritratto della donna
fredda avrebbe potuto essere diverso.

c) Forse l'amore  l'esempio pi macroscopico delle
caratteristiche borghesi degli apparentemente universali concetti
freudiani. In realt, Freud parla di amore pi di quanto sogliano
fare i suoi ortodossi seguaci. Ma che intende con amore?.
E' della massima importanza notare che Freud e i suoi discepoli di
solito parlano di amore oggettuale (contrapposto ad amore
narcisistico) e di un oggetto d'amore (riferito alla persona
che si ama). Ma esiste davvero qualcosa come l'amore oggettuale?
La persona amata non cessa forse di essere un oggetto, vale a dire
qualcosa che  a me esterno e opposto (dalla stessa radice di
obiettare, opporsi)? L'amore non  forse precisamente l'attivit
interiore che unisce due persone, s che cessino di essere
oggetti, vale a dire l'una il possesso dell'altra? Parlare di
oggetti d'amore significa parlare di avere, con esclusione d'ogni
forma di essere (confronta E. Fromm, 1976 a), ed equivale alle
affermazioni di un mercante che parli di investimenti di capitale.
In questo secondo caso a essere investito  appunto un capitale;
nel primo, la libido. Pi che logico quindi che spesso nella
letteratura psicoanalitica si parli di amore come di
investimento libidico in un oggetto. E' tipico della banalit di
una cultura mercantile aver ridotto l'amore di Dio, di uomini e
donne, dell'umanit, a investimento; o prendere l'entusiasmo di un
Rumi, di un Eckart, di uno Shakespeare, di uno Schweitzer, come
manifestazione della ristrettezza mentale di gente appartenente a
una classe che ritiene che investimento e profitto siano il vero
significato della vita.
Dalle sue premesse teoriche Freud  costretto a parlare di
oggetti d'amore, poich la libido rimane libido quando sia
rivolta a oggetti o al proprio io (S. Freud, 1916-17, pagina
420). L'amore  energia sessuale rivolta a un oggetto; non  altro
che istinto fisiologicamente radicato indirizzato verso un
oggetto; , per cos dire, un prodotto di scarto della necessit
biologica per la sopravvivenza della razza. Negli uomini,
l'amore  per lo pi del genere attaccamento, precisamente
alle persone che sono divenute preziose grazie al soddisfacimento
di altre necessit vitali (il bere e il mangiare). Cio l'amore
dell'adulto non differisce da quello del bambino, poich entrambi
amano chi li nutre. E per molti  indubbiamente vero, poich un
amore di questo genere  una sorta di affettuosa gratitudine per
il fatto di essere nutriti. Ma dire che  questa l'essenza
dell'amore  sconsolantemente banale. (Le donne, dice Freud [s.
Freud, 1933 a, pagina 1327], non possono pervenire a quest'alto
raggiungimento perch esse amano narcisisticamente, amando se
stesse nell'altro.).
Postula Freud: L'amore in se stesso, in quanto desiderio e
privazione, abbassa il rispetto di s, laddove essere amati,
vedere ricambiato il proprio amore e possedere l'oggetto d'amore,
lo esalta vieppi. (S. Freud, 1944 c, pagina 99. Il corsivo 
mio.) Tale affermazione  una chiave per la comprensione del
concetto freudiano di amore. L'amore, che implica desiderio e
privazione, abbassa l'autorispetto. A coloro che proclamavano
l'esaltazione e la forza che l'amare d all'amante, Freud
replicava: Sbagliate tutti! Amare vi rende deboli; ci che vi
rende felici  essere amati. E che significa essere amati? E'
possedere l'oggetto amato! E' questa una classica definizione di
amore borghese: il possesso e il controllo fanno la felicit, sia
questa una propriet materiale o una donna che essendo posseduta,
possiede l'amore del possessore. L'amore comincia come risultato
del fatto che il figlio  nutrito dalla madre, e si conclude nel
possesso da parte del maschio della femmina, che deve ancora
nutrirlo di affetto, piacere sessuale e cibo. Rintracciamo forse
qui la chiave per il concetto del complesso di Edipo. Facendo
balenare lo spauracchio dell'incesto, Freud cela ci che ritiene
sia l'amore maschile: l'eterno attaccamento a una madre che nutre
e che nello stesso tempo  sottoposta al controllo del maschio. In
realt, ci che Freud dice tra le righe  probabilmente azzeccato
per quanto riguarda la societ patriarcale: il maschio rimane un
individuo dipendente, che per nega tale dipendenza esaltando la
propria forza, di cui d prova facendo della femmina un suo
possesso.
Ricapitolando: i principali fattori dell'atteggiamento patriarcale
maschile sono la dipendenza dalla femmina e il suo rifiuto di tale
dipendenza attraverso il controllo della femmina stessa. Freud,
una volta di pi, ha trasformato una specifica caratteristica,
quella dell'amore patriarcale maschile, in un fenomeno umano
universale.


b) Il problema della verit scientifica.

Oggi  di moda affermare, e psicologi di varie branche della
psicologia accademica sono particolarmente propensi ad abbracciare
questa tesi, che la teoria di Freud sia non scientifica. Com'
ovvio, una simile asserzione dipende completamente da ci che si
definisce metodo scientifico, di cui molti psicologi e sociologi
hanno una concezione piuttosto semplicistica. Per dirla in parole
povere, il metodo in questione consiste nella richiesta che per
prima cosa si raccolgano i fatti, poi li si traduca in dati
quantitativamente misurabili - cosa resa assai facile dall'impiego
di computers -, e che il risultato di queste operazioni sia la
formulazione di una teoria o per lo meno di un'ipotesi. Un
ulteriore assunto  che, come in un esperimento di scienze
naturali, la validit della teoria dipenda dalla possibilit che
l'esperimento sia ripetuto da altri, e porti sempre allo stesso
risultato. Problemi che non si prestino a questo tipo di
quantificazione e di approccio statistico vengono ritenuti privi
di carattere scientifico, e quindi estranei al campo della
psicologia scientifica. In quest'ottica, uno, due o tre casi
isolati che permettono all'osservatore di pervenire a certe
conclusioni definitive, vengono dichiarati pi o meno privi di
valore finch non siano stati comprovati da un considerevole
numero di casi inseribili in un procedimento statistico.
Indispensabile a questa concezione del metodo scientifico  il
tacito assunto che i fatti di per s producono la teoria purch si
faccia ricorso al giusto metodo, e che quindi sia minimo il ruolo
del pensiero creativo dell'osservatore. A questi si richiede la
capacit di organizzare un esperimento che appaia soddisfacente
senza che prenda le mosse da una sua teoria personale, la quale
pu o no venir dimostrata nel corso dell'esperimento stesso. Tale
concezione della scienza come mera sequenza di fatti selezionati,
esperimenti e certezza del risultato,  ormai superata, ed 
significativo che oggi i veri scienziati (fisici, biologi,
chimici, astronomi, e via dicendo) abbiano ormai da lunga pezza
abbandonato questo tipo di primordiale concezione del metodo
scientifico.
Quel che nel campo delle scienze sociali distingue gli odierni
scienziati creativi dagli pseudoscienziati,  la fede nel potere
della ragione, la credenza che la ragione e l'immaginazione umane
possono andare al di l della deludente superficie dei fenomeni,
pervenendo a ipotesi che riguardino le forze sottese piuttosto che
la superficie. L'essenziale  che l'ultima cosa che ci si aspetta
 la certezza, poich si sa che ogni ipotesi sar sostituita da
un'altra, non necessariamente negativa della precedente, ma che
invece la modifica e la amplia.
Lo scienziato pu sopportare quest'incertezza perch ha fede nella
umana ragione. Ci che lo interessa non  pervenire a un risultato
definitivo, bens ridurre la quantit di illusioni al fine di
discendere pi a fondo verso le radici. Lo scienziato non ha
neppure paura dei propri errori; sa che la storia della scienza 
una storia di asserti erronei ma fruttuosi, pregnanti, dai quali
sono emerse nuove ottiche che prevalgono sulla relativa erroneit
dell'asserto precedente, e che a nuove ottiche conducono. Se
fossero ossessionati dal desiderio di non sbagliare, gli
scienziati non sarebbero mai pervenuti a comprensioni intuitive
relativamente esatte. Com' ovvio, il metodo scientifico di uno
scienziato sociale interessato solo a questioni banali e che non
rivolge la propria attenzione a problemi di fondo, porta a
risultati e si presta alla stesura di scartoffie il cui unico
scopo  di favorire la carriera accademica dell'autore.
Non  certo stato sempre questo il metodo delle scienze sociali, e
basti pensare a uomini come Marx, Durkheim, Mayo, Max e Alfred
Weber, Tnnies: essi si dedicavano ai problemi pi fondamentali e
le loro risposte non si basavano sul metodo ingenuo e
positivistico di fare affidamento su risultati statistici in
quanto creatori di teorie. Per essi, il potere della ragione e la
fede in tale potere erano altrettanto forti e significativi di
quanto lo sono in chi si dedichi alle scienze naturali di maggior
rilievo. Nel campo delle scienze sociali per le cose sono
cambiate. Con il crescente potere della grande industria, molti
scienziati sociali piegano il capo e si occupano soprattutto di
problemi che possono essere risolti senza disturbare il sistema.
Qual  il procedimento che costituisce il metodo scientifico sia
delle scienze naturali che della scienza sociale degna di tal
nome?.

1) Lo scienziato non parte dal nulla, ma il suo pensiero 
determinato dalla sua precedente conoscenza e dalla sfida
costituita da campi inesplorati.

2) La pi minuziosa e particolareggiata esplorazione di fenomeni
 la condizione di un'oggettivit ottimale. E' caratteristica
dello scienziato che egli abbia la massima attenzione per i
fenomeni costatabili; parecchie grandi scoperte hanno avuto luogo
perch uno scienziato ha prestato attenzione a un evento minimo,
da tutti gli altri gi osservato in precedenza ma ignorato.

3) Sulla base delle teorie note e dell' optimum di conoscenza
particolareggiata, lo scienziato formula un'ipotesi. La funzione
di un'ipotesi dovrebbe essere di mettere un certo ordine nei
fenomeni osservati e di organizzarli sperimentalmente in modo tale
che essi sembrino avere un certo senso. E' inoltre essenziale che
il ricercatore sia in ogni momento in grado di prendere atto di
nuovi dati che possano contraddire la sua ipotesi e portare alla
revisione della stessa, e cos ad infinitum.

4) Questo metodo scientifico richiede, ovviamente, che lo
scienziato sia almeno relativamente libero da un modo di pensare
narcisistico e illusorio, il che equivale a dire che sia in grado
di osservare i fatti obiettivamente, senza distorcerli o senza
conferir loro un'importanza che non hanno, solo perch  ansioso
di dimostrare la giustezza della propria ipotesi. La combinazione
di robusta immaginazione e di oggettivit raramente si realizza,
ed  questa probabilmente la ragione per cui sono rari i grandi
scienziati che riescono a soddisfare entrambe le condizioni. Per
diventare uno scienziato creativo, una grande intelligenza  una
premessa necessaria, ma non sufficiente. In realt, una condizione
di completa obiettivit pu difficilmente venir raggiunta, in
primo luogo perch lo scienziato, come abbiamo gi detto,  sempre
influenzato dal buon senso del proprio tempo, e per di pi solo
individui eccezionalmente dotati sono immuni da narcisismo. Pure,
nel complesso la disciplina del pensiero scientifico ha prodotto
un livello di obiettivit e di quel che si pu definire coscienza
scientifica che difficilmente  dato trovare in altri campi della
vita culturale. In realt, il fatto che i grandi scienziati
abbiano scorto pi di chiunque altro il pericolo che minaccia oggi
l'umanit e abbiano ammonito contro di esso,  la riprova della
loro capacit di essere obiettivi e di non lasciarsi influenzare
dai clamori di un'opinione pubblica fuorviata.
Questi princpi del metodo scientifico - obiettivit,
osservazione, formulazione di un'ipotesi e revisione in seguito a
ulteriore esame dei fatti -, bench validi per ogni tentativo
scientifico, non possono essere applicati allo stesso modo a tutti
gli obiettivi del pensiero scientifico. Bench io non sia in grado
di parlare con competenza di fisica,  innegabile che ci sia una
netta differenza tra l'osservazione di una persona come un tutto
unico e vivente, e l'osservazione di certi aspetti di una
personalit che siano stati avulsi dalla personalit totale e che
vengano studiati senza riferimento all'intero complesso. Questo
non pu essere fatto con l'insieme senza distorcere quegli aspetti
isolati che si tenta di studiare, poich essi sono in costante
interazione con ogni altra parte del sistema e non possono essere
compresi al di fuori del tutto. Se si vuole esaminare un aspetto
di una personalit isolato da tutto il resto, bisogna sezionare la
persona, vale a dire distruggerne l'integrit. Allora si pu
esaminare questo o quell'aspetto isolato, ma tutti i risultati cui
si perviene sono per forza di cose falsi perch ottenuti da
materiale morto: l'individuo sezionato.
La persona vivente pu essere capita solo come un tutto unico e
nella sua vitalit, che  come dire nel costante processo di
mutamento. Poich l'osservatore scientifico cercher sempre di
reperire principi e leggi generali nella molteplicit degli
individui.
Un altro ostacolo ancora si oppone all'approccio scientifico alla
comprensione dell'uomo. I dati che otteniamo da una persona sono
diversi dai dati che otteniamo con altri esperimenti scientifici.
Bisogna capire l'uomo nella sua piena soggettivit se si vuole
capirlo. Una parola non  una parola perch essa  ci che
significa per la persona che la usa. Il significato letterale
della parola  una mera astrazione se comparato al significato
reale che ha per la persona che la pronunzia. Ovviamente, questo 
irrilevante, ancorch non del tutto, per i vocaboli che indicano
oggetti concreti, ma  rilevantissimo per quelli che si
riferiscono a esperienze emozionali o intellettuali. Una lettera
d'amore dell'inizio del secolo ci appare pi o meno sentimentale,
artefatta, e in un certo senso sciocca. Una lettera d'amore dei
nostri giorni che volesse trasmettere gli stessi sentimenti
sarebbe sembrata del tutto fredda e priva di sentimento a
individui di cinquant'anni fa. Le parole amore, fede, coraggio,
odio, hanno un significato assolutamente oggettivo per ogni
individuo, e non  esagerato dire che non hanno mai lo stesso
significato per due individui perch non ce ne sono due che siano
identici. Pu addirittura non avere per una persona lo stesso
significato che aveva dieci anni prima a causa dei cambiamenti da
questa subiti. Ovviamente, tutto ci  vero anche per quanto
riguarda i sogni. Due sogni identici per contenuto possono avere
tuttavia due diversissimi significati per due diversi sognatori.
Di solito gli artisti ne sanno ben pi, a proposito della
soggettivit, per quanto riguarda l'esperienza musicale o altre
esperienze artistiche, di quanto ne sappia la media della gente a
proposito della soggettivit dei vocaboli di cui si serve. Uno dei
pi importanti punti dell'approccio scientifico di Freud era
proprio la conoscenza della soggettivit delle espressioni umane,
sulla quale si basa il suo tentativo non gi di dare per scontata
una data parola pronunciata da un tale, ma di sollevare il
problema di che cosa significa quella particolare parola in quel
particolare momento e in quel particolare contesto per quella
particolare persona. Tale soggettivit in effetti accentua
considerevolmente l'obiettivit del metodo freudiano. Qualsiasi
psicologo abbastanza ingenuo da ritenere che una parola  una
parola, comunicher con un'altra persona solo a un livello assai
astratto e fittizio. Una parola  un segno di un'esperienza unica
e in un certo senso irripetibile, la quale  ben lungi dall'essere
identica al suo significato letterale.
 (E. Fromm, Grandezza e limiti del pensiero di Freud, Mondadori,
Milano, 1979, pagine 15-29).
